Puntalazzo Jazz Festival 2022.       8^ edizione dalla fondazione

             05/08/2022 

       1° concerto h. 20:45

Aire de Mar

Martin Diaz - voce e chitarra

Cristiano Giardini – sax

Carmelo Venuto - basso

Ruggero Rotolo – batteria

     

       2° concerto  h. 21:45

Andrea Beneventano trio

feat. Antonella Vitale

Andrea Beneventano - piano

Antonella Vitale - voce
Francesco Puglisi - basso

Marco Valeri - batteria

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               09/08/2022

        1° concerto h. 20:45

Due Anime Due Talenti

Nicola Giammarinaro - clarinetto

Roberto Gervasi - fisarmonica

         2° concerto h. 21:45

        Urban Fabula

Seby Burgio - Pianoforte & Rhodes

Alberto Fidone - c.basso

Peppe Tringali - batteria, voce inManu

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               11/08/2022

          1° concerto h. 20:45

   Francesco Cusa Trio

Francesco Cusa - batteria & compositore

Tonino Miano - piano & tastiere

Riccardo Grosso - basso

          2° concerto h. 21:45

Domenico Sanna

feat. Ameen Saleem &

Gregory Hutchinson

Domenico Sanna - piano

Ameen Saleem - basso

Gregory Hutchinson - batteria

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           13/08/2022

          1° concerto h. 20:00

Corsisti della Masterclass  D. Schächter

          2° concerto h. 21:00 

D. Schächter at P. J. Festival

Daniela Schächter -   piano & voce

Daniele Camarda - basso

Giuseppe Urso - batteria

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Biglietti per ciascuna

delle tre serate:
€ 25,00 più diritti di prevendita

Abbonamento: € 70,00
Prevendite sui circuiti di:

Box Office Sicilia & DO IT YOURSELFwww.ctbox.it -   DO IT YOURSELF

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Scott LaFaro

Il Puntalazzo Jazz Festival   - ediz. del 2021 (7°dalla fondazione)

 

di Lorenzo Jocolano Spagna

 

Contrariamente alla moda oggi imperante delle celebrazioni anniversaristiche o commemorative, i concerti che vi presentiamo in questa nuova stagione del Puntalazzo Jazz Festival sono legati da un tema d’altra natura, da un sottile fil rouge che ci possa portare in rassegna in un ambito poco attenzionato dal pubblico, dai recensori se non dalla stessa critica, la dimensione strumentale, stilistica del contrabbasso, cogliendone importanza, evoluzione linguistica e valenza espressiva. Ne scopriremo il ruolo all’interno delle varie formazioni strumentali anche dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, la democraticità insita nel fare jazz, la pariteticità e la valorizzazione del feeling di ogni componente del gruppo.

Ogni bassista che sappia relazionarsi con gli altri musicisti con cui suona, siano pianisti, chitarristi, sassofonisti oggi conosce bene gli elementi utili per ritagliarsi un ruolo attivo anche a livello di arrangiamento e soluzioni compositive. A partire dal costruire linee di basso su un giro armonico, ossia dalla creazione di semplici e funzionali walking bass lines su un giro blues, il linguaggio specifico dei contrabbassisti è progredito verso linee sempre più sofisticate utilizzando tecniche slap, tapping, modi e  scale pentatoniche, armonia tonale e modale, pratica del repertorio classico, odd times, e tanto altro.

Proviamo a questo punto ad ascoltare un brano jazz - o anche di qualsiasi altro genere colto - sul telefonino (pessima abitudine: da usare solo per fare un preview!) e riascoltarlo poi su un ottimo impianto di riproduzione, magari dotato di subwoofer. Nel primo caso avremo una riproduzione che, non trovando nessun fondamento armonico, resterà arida e il più delle volte anche sgradevole. Nel secondo caso il nostro orecchio percepirà le altre note in relazione alla nota fondamentale di ogni accordo cogliendone, per sovrapposizione verticale la dimensione accordale, il cosiddetto voicing nell’armonia jazz e, nella dimensione orizzontale, anche la luce che tale armonia proietta sulla linea melodica, la linea che scorre orizzontalmente appunto nel tempo   in cui il discorso musicale si esplicita. Non dimentichiamoci che nel jazz la struttura dell’armonia è notevolmente più complessa della più ardita delle strutture armoniche di una sinfonia classica.

Se Il basso, quindi, nella sua funzione evoluta più basilare dà risalto alle fondamentali quanto alle estensioni o alterazioni dell’armonia, nelle forme tradizionali ed anche nelle più recenti di jazz, il bassista ha anche un ruolo molto importante come colui che dà il tempo tanto quanto il batterista, se non di più. I bassisti di routine suonano spesso linee di walking bass che sono costituite quasi esclusivamente dalle note di 1/4 (le cd. semiminime) o da ritmi che danno risalto fortemente agli accenti ritmici fondamentali.

Iniziamo adesso ad entrare nel merito del primo appuntamento della stagione che propone nel concerto d’apertura: la nostra special guest Eddie Gomez in trio con Salvatore Bonafede al piano e Marco Pellitteri alla batteria, ma facciamo ancora un passo indietro. Molti di voi conosceranno la grandezza di Scott LaFaro. Egli diede vita ad una piccola rivoluzione nel modo di suonare il contrabbasso jazz. Erano gli inizi degli anni ’60. Le sue linee di basso erano ritmicamente e melodicamente così interessanti ed innovative da fare scalpore. Introducevano l’uso di una sorta di contrappunto con la melodia o l'assolo che accompagnavano, così da costituire un discorso a più voci (polifonia).

Tale gioco polifonico risultava addirittura fastidioso. Alcuni solisti facevano fatica a mantenere la loro condotta melodica, a volte anche il pubblico, dall’orecchio non molto allenato e poco avvezzo a seguire linguaggi complessi, risultava spiazzato. Inutile a dirsi: era un innovatore! Si era ancora in un mondo che da poco aveva superato il genere Dixieland ed il repertorio delle grandi orchestre che suonavano sulle boat lungo il Mississippi. Alla lunga però i più trovarono l'effetto realmente emozionante. Buona occasione per farne uso erano i tempi lenti delle ballads o degli swing di tempo medio nelle quali il tema ha note lunghe o pause. Esemplare a tal fine è l’ascolto del brano Solar, registrato da Bill Evans, Scott LaFaro e Paul Motian nell'album "Sunday At The Village Vanguard”. La melodia è composta principalmente di quarti, con note intere alla conclusione di ogni frase. Scott suona note lunghe quando la melodia è più movimentata e frasi più veloci quando il tema si arresta.

 

Anche se non registrò mai come leader di formazione e apparve in meno di venti album, Scott LaFaro fu probabilmente il bassista più influente degli ultimi 50 anni. Fu lui a portar via il contrabbasso dal suo ruolo di mero accompagnamento (analogamente a quanto farà, circa un decennio dopo, Jaco Pastorius per il basso elettrico). L'utilizzo incondizionato di materiale melodico, la precisione d'intonazione e la ricchezza del vocabolario improvvisativo erano le caratteristiche salienti della sua personalità musicale. Fu quando LaFaro si unì al gruppo di Bill Evans che l’indimenticabile pianista mise a punto la sua teoria della composizione simultanea, uno stile che non solo influenzò tutte le successive formazioni del Bill Evans Trio, ma il modo stesso di suonare del trio jazzistico. Probabilmente nessun musicista ha avuto un tale impatto sulla tecnica del proprio strumento quanto Scott a una così giovane età. Il suo stile influenzò tutta la generazione di contrabbassisti jazz successivi, tra cui Gary Peacock ed Eddie Gomez con cui Evans avrebbe suonato per ben 12 anni dal 1966 al 1978, lo stesso musicista che avremo l’onore ed il piacere di ascoltare prossimamente in apertura di rassegna.

La funzione del contrabbasso in una sezione ritmica tradizionale è in qualche modo differente da quella d'uno strumento a corde di estensione più ampia e dalle possibilità polifoniche come il pianoforte. E se il basso non è presente chi ne assume in formazione il ruolo sostitutivo? Come un bassista, il pianista che ne dovrà ri-assumere necessariamente i ruoli descriverà normalmente i cambiamenti dell’accordo, sperimenterà il contrappunto ma, ricordatevi, il pianista affiancherà i suoi musicisti alternando i ruoli di solo, leading piano (pianoforte conduttore) a quello dell’accompagnatore ove il suo obiettivo sarà anche quello di sostenere senza appannare i musicisti che sta accompagnando. Il grande Kevin Hays, maestro insuperabile, raffinato interprete di questi alterni ruoli, sviluppati con gusto elegante, prezioso cesello nel declinare il mood, nel voicing accordale, darà prova del raffinatissimo e mai invadente o prevaricante gioco di equilibrio necessario a questi ruoli ancorché riuniti in un unico musicista. Kevin Hays suonerà per noi in duo con il grande Seamus Blake tenor-sassofonista di fama mondiale.

Il Gaetano Spartà 4et, formato da giovani artisti siciliani - Carmelo Venuto al contrabbasso, Emanuele Primavera alla batteria, Marco Caruso al sax alto -, nel concerto di apertura della terza serata darà prova di come le innovazioni del passato si siano coniugate felicemente dando luogo a poetiche nuove e stili originali in terre lontane dalle origini del jazz, nonché del ruolo fondamentale e paritetico del contrabbasso anche nella tipica formazione del quartetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed ora proviamo ad immaginare cosa succede se a suonare in formazione sono soltanto due strumenti dalla tessitura grave: il basso elettrico e il contrabbasso! Chiuderà infatti la stagione il Jazz Bass Duo Marco Panascìa & Dario Deidda. Che barba, che noia! Ma che formazione è? Due strumenti gravi? Ma cosa potranno suonare? Chi si porrà queste domande e sarà tentato di disertare la serata penso avrà a dolersene a lungo. E vi spiego perché. Come precedentemente cennato in merito alle acquisizioni stilistiche maturate da Eddie Gomez analogamente avvenne, circa un decennio dopo, con Jaco Pastorius per il basso elettrico. Nonostante la breve attività, egli rivoluzionò con il suo stile innovativo il modo di suonare il basso elettrico, sviluppandone le possibilità solistiche e ridefinendone il ruolo nella musica. Egli suonava simultaneamente melodie, accordi, armonici ed effetti percussivi. Come già avvenuto per il contrabbasso, analogamente ne riconfigurò i ruoli, divenendo il punto di riferimento dei bassisti a venire anche non inerenti al jazz (dal pop al rock).

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dario Deidda (contrabbasso, basso elettrico) è un musicista jazz italiano che vanta collaborazioni Ettore Fioravanti e Roberto Gatto, Danilo Rea, Paolo Fresu, Maria Pia De Vito, Antonello Salis, Stefano Di Battista, Enrico Pieranunzi, Flavio Boltro, Franco D'Andrea e Tullio De Piscopo. Si è anche esibito con James Moody, George Coleman, Kirk Lightsey, Mulgrew Miller, Kurt Rosenwinkel, Dave Liebman, Randy Breker, Bob Mintzer, Benny Golson e Vinnie Colaiuta. Più volte ha accompagnato in tournée Carl Anderson e Pino Daniele. Ha  in attivo più di 60 album, tra gli altri con Salvatore Bonafede, Jean-Pierre Como, Rosario Giuliani, Nicola Conte, Enrico Rava e Fiorella Mannoia . A proprio nome ha registrato from the Ghetto nel 2003 con J. O. Mazzariello e Stéphane Huchard; The Auditorium Session con Tom Harrell, Maurizio Giammarco, Fabio Zeppetella e Fabrizio Sferra. Il suo album My Favorite Strings vol.1 è seguito nel 2017.

 

Tra gli innumerevoli riconoscimenti internazionali del contrabbassista Marco Panascìa possiamo citare: due album  registrati  per la Sony con il pianista jazz Eldar Djangirov,  "Live at the Blue Note" e "Re-imagination", che hanno ricevuto una nomination ai Grammy nel 2008 nella categoria Best Contemporary Jazz Album. Ha suonato, cito a saltare, con Lee Konitz, Joe Lovano, Quincy Jones, Bobby McFerrin, Dave Liebman, Roy Hargrove, Chris Botti, Gary Burton, Seamus Blake, Peter Erskine, Adam Nussbaum, Alvin Queen, Lewis Nash e Tamir Hendelman, Claudio Roditi, Salvatore Bonafede, Claude Bolling, Benito Madonia, Dado Moroni e Hendrik Meurkens etc.

 

Le lettere di accreditamento dei suoi docenti al Berklee College of Music - la più prestigiosa e iperselettiva sede accademica americana, tempio sacro di specializzazione nelle discipline jazzistiche, ambìto da ogni artista che voglia formarsi in questo campo con le più solide basi professionali, trampolino di lancio verso una sicura carriera - sono entusiastiche e non lasciano dubbi: “Marco Panascia è uno dei migliori contrabbassisti a cui abbia avuto il piacere di insegnare. […] Marco ha dimostrato di essere un musicista di notevole qualità, con una grande padronanza della tradizione. E' inoltre un solista molto evoluto, che il più delle volte produce assoli più fluidi di quelli di molti strumentisti a fiato". (Dave Santoro, contrabbassista, pianista e Professore Associato di Performance Studies, Berklee Coll. of Music)

 

Da allora ha lavorato nella scena jazz americana, tra l'altro. con Kenny Barron, Natalie Cole, Andy Bey, Eric Reed, Peter Bernstein e David Kikoski; Ha anche fatto apparizioni in festival e luoghi famosi come il Montreux Jazz Festival, l' Hollywood Bowl e il Kennedy Center for the Performing Arts. "Marco è un arrangiatore di incredibile talento e la sua abilita' nella scrittura lo mette in prima linea rispetto alla maggior parte degli studenti e anche di molti insegnanti.[...] Marco è anche uno dei migliori contrabbassisti che ho incontrato durante i miei quindici anni di insegnamento qui alla Berklee.[...] Quando combiniamo tutti gli aspetti di questo giovane musicista pieno di talento e di spirito positivo, si presenta ai nostri occhi un sicuro "vincitore", destinato a diventare uno dei migliori esempi del meglio della Berklee.". (Richard Evans, Professore, Contemporary Writing and Production Department, Berklee College of Music, vincitore di un Grammy Award quale miglior produttore).

 

Abbiamo ancora dubbi che Marco Panascìa & Deidda potranno darci non soltanto intense emozioni ma perfino renderci consapevoli di cosa sia oggi lo State of the Art del basso nel Jazz, quali vette ha oggi conquistato l’idioma dello strumento che abbiamo voluto celebrare con questa nostra rassegna? Chi sarà il prossimo Scott LaFaro, il bassista più influente da ricordare per i prossimi 50 anni?

Buon ascolto!

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Eddie Gomez
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Kevin Hays
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Seamus Blake
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Gaetano Spartà
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Marco Panascìa e Dario Deidda
Scott LaFaro